Il Sentiero dei limoni: vivere un'esperienza

Quando parliamo del Sentiero dei Limoni, non parliamo solo di un itinerario, di qualche km da percorrere o di un luogo turistico fine a se stesso. Quando parliamo di Sentiero dei limoni, anzi, siamo obbligati a lasciare da parte e ad allontanare da noi, tutto ciò che è nella nostra mentalità classica di "sentiero" e siamo obbligati ad abbandonarci ad un ritorno alle origini, alla tradizione e all'accoglienza.
Oggi vi parlerò di una giornata qualunque, affrontata in compagnia di venti studenti provenienti da diverse parti del mondo (alle prese con lezioni di Italiano presso l'Accademia Italiana Salerno), vogliosi di visitare la costiera amalfitana ma allo stesso tempo, interessati a capire più da vicino il fenomeno "sentiero dei limoni".
Ed infatti, la realtà dei fatti è proprio quella di un'immersione in un contesto e una dimensione differente, fatta di persone, di odori, di sensazioni, di dialoghi, di poesia e di fascino! Il fascino che la storia e il tempo trasformano in moderno e si adegua in spensieratezza e tranquillità 

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Cosi, attraccando al porto di Maiori, prendiamo la strada per il corso principale, rapidamente e senza ancor immaginare il prosieguo e lo facciamo consapevoli che di li a poco, il tutto sarebbe cambiato.
Sono onesto con gli studenti, come guida non posso che raccontare la verità ed è per questo che ammetto con franchezza i numerosi scalini iniziali e i pochi chilometri dell'itinerario. Distanza che per i più addentrati nel mondo del trekking suona male, quasi come una beffa nei confronti di un'idea di sentiero diverso ed invece, al contrario, il suon dei gradini, scoraggia chi immagianva una dolce pianura fatta soltanto di cieli gialli.



Ai primi sforzi, tuttavia, inizia un dolce racconto che riporta a scene lontane, riporta al lavoro dei contadini, al pensiero di quelle scale frequentate da abitanti indaffarati a portar a spalla casse di limoni, al pensiero che un tempo i muli trasportavano questo bene prezioso lungo questi tracciati e giungevano al porto per dar via alle operazioni commerciali.
Osserviamo quindi cio che madre natura offre, dall'alto dei primi terrazzamenti, alle torri distanti segno di un passato foriero di comunicazioni, al campanile della chiesa di Santa Maria a mare che in tutti rievoca il nome della ceramica che più volte viene menzionata al primo belvedere.
Belvedere dal quale, anche se in lontananza, scorgiamo la costa sinuosa del cilento e rammentiamo come questa provincia sia immensa e collegata da un legame storico e turistico che va oltre i confini dei nostri campanilismi.
Il mare è di un blu intenso, spezzato solo di tanto in tanto dal candore della schiuma creata da una lieve brezza ed il cielo, a giocar con esso, si sfuma in contrasti celesti, come a volersi identificare e distinguere.



La salita è ancora dura sotto il sole cocente, eppure un attimo d'ombra, ci catapulta in odori di resina e pino e permette una divagazione sulla nostra macchia mediterranea, sui prodotti del nostro sottobosco, sulle varie specie arbobree che dal Leccio, al Lentisco e dal Mirto al Cerro, insieme alle erbe come rosmarino e timo, mescolano i pensieri in una esplosione di sapori da scoprire nella nostra bella terra.
Una terra non solo di miti e leggende, ma una terra fatta di uomini, fatta di persone in carne ed ossa che raccontano la vita di un luogo, come Michele Ruocco, promoter del Sentiero della Pro Loco di Minori che incontriamo lungo gli scalini di casa sua.



Michele è il segno evidente, in quel preciso momento che il sentiero è vivo e che il sentiero è esperienza. Iniziamo una lunga chiacchierata ed insieme agli studenti, una lingua sola che narra di storia, tradizione e cultura, diventa la musica e la colonna sonora dei nostri passi. Un albero di Fico con al fianco un mulo, si trasfora in un quadro d'autore che sapientemente viene narrato dal nostro "cicerone". Il nome dello Sfusato danza tra un terrazzamento e l'altro, trasformandosi non in una smeplice definizione ma in qualcosa di concreto. Infatti da quella citazione iniziamo a scorgere i porti di un tempo, gli amalfitani, le virtù di questo popolo ed il cuore di queste genti.



La tradizione si sussegue, Michele come un fiume in piena spiega con dovizia ogni dettaglio e lo fa con quella passione giusta che fa capire al gruppo che non siamo dinanzi a una finzione, ma siamo entrati davvero nel cuore delle azioni, delle vicende, della gente del Sentiero.
Scendiamo ancora delle scalette in località Torre, facciamo ancora una volta spazio ad un Mulo "cavalcato" da un gentile abitante che ci indica la strada e bussando come a casa di amici, entriamo in un giardino per prenderci un meritato riposo.



Questa è la volta di Giovanni Ruocco, giovane intraprentende che ha fatto dei prodotti tipici il motivo per vivere qui e non andar via. Giovanni è il proprietario di un'azienda agricola locale, apre i cancelli delle sue terre e ci delizia con una limonata fresca, un'insalata di limone e marmellate dal sapore autentico.
Scandendo lentamente frasi in inglese ed in italiano, affinchè tutti potessero capire, continua a versarci da bere e spiega ai tanti curiosi come possa solo dell'acqua e del limone, poter garantire una tale energia e un tale benessere.



Lasciamo quindi, per un attimo il palato e camminiamo con lui nei suoi terreni, facendo attenzione ad osservare quei grappoli enormi di limoni che piovono da un cielo verde, mentre ancora una volta il contrasto azzurro del mare, rende onore al nostro cammino. Parliamo di produzioni, di innesti, di come i limoni siano l'essenza di un piccolo borgo e di un'economia locale. Fotografiamo la vita dei contadini, le loro speranze e le loro difficoltà e con essi ci sentiamo ancor più parte di questa famiglia che non ci abbandonerà fino alla fine del percorso.







Terminata la visita, ci salutiamo dandoci appuntamento alla prossima passeggiata, consapevoli che anche se tornassimo in un futuro non vicino, avremmo di nuovo la stessa accoglienza. Accoglienza che è insita in questi abitanti, nei loro costumi e nelle loro tradizioni ed infatti, come ci raccontarono, non è difficile trovar ancora porte di case aperte e terrazze da visitare per ammirare gli scenari unici della costiera.
Ma noi questa volta siamo pieni, sia nel cuore che nella mente e continuiamo a camminare fino al belvedere della Mortella, dove la vista di Minori fuga ogni dubbio sulla durata dell'itinerario! Tuttavia, è proprio in quel momento che guardando gli orologi, ci rendiamo conto che il tempo è passato, le ore sono volate e quella che priama sembrava una breve distanza non ha avuto più senso per gli allenati di turno. Sportivi e atletici ragazzi che con entusiasmo pieno hanno ammesso che in questo caso il cammino delle parole e degli occhi è valso più di quello dei passi.



La strada volge quasi al termine, gli abitanti che incontriamo sugli ultimi scalini ci salutano come se fossimo conoscenti da anni e passando sotto le ultime arcate, raggiungiamo il mare; quel mare che è il segno inconfondibile della grandezza di un popolo, di questo popolo. Quel mare che ha determinato una modernità di pensiero e di vedute che fa da volano ad assedi non più bellicosi ma lusinghieri. Quel mare che oggi ha rappresentato per noi l'inizio e la fine di un'avventura che non dimenticheremo.

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